|
Che cos’è la M.E.N.1
?:
E’ una malattia ereditaria che coinvolge le ghiandole endocrine.
Viene anche chiamata adenomatosi endocrina multipla o
sindrome di Wermer dal nome del primo medico che la
descrisse. E’ piuttosto rara, tra 3 e 20 casi ogni 100.000
ab. Interessa entrambi i sessi in egual misura, senza
mostrare particolari distribuzioni geografiche, razziali od
etniche.
Le
ghiandole endocrine si differenziano dagli altri organi per
la capacità di rilasciare ormoni nel circolo ematico.
Gli ormoni sono sostanze chimiche dotate di molteplici
azioni, che circolano nel sangue, regolando le funzioni di
vari organi. In condizioni normali gli ormoni rilasciati
dalle ghiandole endocrine sono finemente regolati in base
alle necessità dell’organismo.
Nella
M.E.N. 1, specifiche ghiandole endocrine, come le
paratiroidi tendono ad essere iperfunzionanti. Inoltre nei
soggetti affetti da questa sindrome molto spesso più di una
ghiandola endocrina diviene iperattiva (ad es. paratiroidi,
ipofisi e pancreas endocrino), in maniera estremamente
variabile da un individuo all’altro.
Quali ghiandole
sono coinvolte nella M.E.N. 1 ?:
Le
ghiandole paratiroidi

Le
ghiandole paratiroidi sono le ghiandole endocrine più
frequentemente coinvolte. L’individuo normale possiede
quattro ghiandole paratiroidi, che sono poste in prossimità
della ghiandola tiroide, nella parte anteriore del collo. Le
paratiroidi rilasciano un ormone chiamato Paratormone che
permette di mantenere un livello adeguato di calcio nel
sangue, nelle ossa e nelle urine.
Nella
M.E.N. tipo 1 tutte e quattro le paratiroidi tendono ad
essere ipefunzionanti. Le ghiandole iperattive secernono
paratormone in eccesso, causando un aumento dei livelli di
calcio nel sangue (IPERcalcemia). L’ipercalcemia può
essere presente da anni prima di essere scoperta casualmente
o nel corso di uno screening familiare. L’ipercalcemia non
riconosciuta può causare un eccesso di calcio nelle urine,
portando a calcolosi urinaria o a danni renali.
Quasi
tutti i soggetti che ereditano il gene della M.E.N. 1
sviluppano l’iperparatiroidismo. L’iperparatiroidismo
può causare problemi come stanchezza, debolezza, dolori
muscolari od ossei, stipsi, problemi digestivi, calcoli
renali o osteoporosi.
Trattamento.
Il trattamento usuale consiste in un intervento
chirurgico di rimozione delle ghiandole paratiroidi. I
soggetti operati dovranno in seguito assumere dei
supplementi di calcio e vitamina D per via orale, per
prevenire l’IPOcalcemia (ridotti livelli di calcio
nel sangue).
Il Pancreas
Endocrino

Il
Pancreas, situato in gran parte dietro lo stomaco, rilascia
succhi digestivi nel lume intestinale (pancreas esocrino) e
secerne degli ormoni di grande importanza nel torrente
circolatorio (pancreas endocrino). Alcuni ormoni prodotti
dalle cellule delle insule pancreatiche ed i loro effetti
sono qui elencati:
-
la
Gastrina incrementa l’acidità dei succhi gastrici
- l’Insulina riduce i livelli di zucchero
(glicemia) nel sangue
- il Glucagone incrementa i livelli di
zucchero nel sangue
- Il VIP (peptide vasoattivo intestinale) ha
un’azione di stimolo su molte cellule
- La Somatostatina ha un’azione inibitoria
su molte cellule
Un
problema frequente nella M.E.N tipo 1 è la tendenza del
pancreas a sviluppare uno o più tumori delle cellule del
pancreas endocrino che producono grandi quantità di
Gastrina. La Gastrina è un ormone che è presente normalmente
nel sangue e regola la secrezione di acido da parte dello
stomaco importante per i processi digestivi. In caso di
secrezione eccessiva di Gastrina, l’incrementata secrezione
di acido da parte dello stomaco porta alla formazione di
gravi ulcere. Può essere presente inoltre una diarrea di
notevole entità. Questi tumori secernenti gastrina sono
detti Gastrinomi e rappresentano circa un terzo dei
tumori pancreatici nei pazienti affetti da M.E.N. tipo 1.
(La presenza di questa condizione morbosa viene detta
Sindrome di Zollinger-Ellison). Le ulcere presenti in
questa condizione sono molto più pericolose rispetto alle
ulcere peptiche comuni e se non curate queste possono
causare importanti complicanze dal sanguinamento sino alla
perforazione dello stomaco o del duodeno, complicanza
associata tuttora con un’elevata mortalità.
Trattamento dei Gastrinomi:
I gastrinomi associati con la M.E.N. tipo1 sono spesso
difficilmente trattabili con un intervento chirurgico a
causa della difficoltà di rimuovere completamente i tumori
secernenti gastrina senza sottoporre il paziente ad
operazioni estese, gravate da importanti rischi operatori.
Nel passato il trattamento consisteva nell’asportazione
dello stomaco, tuttavia sono attualmente disponibili dei
potenti inibitori della secrezione acida dello stomaco che
si sono dimostrati efficaci nella grande maggioranza dei
casi nel controllare la sindrome di Zollinger-Ellison.
La ghiandola
Ipofisaria
L’Ipofisi è una piccola ghiandola situata all’incirca dietro
la radice del naso. Sebbene di piccole dimensioni produce
numerosi ormoni che regolano alcune funzioni basilari
dell’organismo. I principali ormoni ipofisari e le loro
funzioni sono:
- la Prolattina che controlla la produzione di
latte materno ed influenza la fertilità
-
l’ormone della crescita (GH) che regola la crescita,
specialmente durante l’adolescenza
-
l’ACTH che stimola le ghiandole surrenali a produrre
cortisolo
-
il TSH che stimola la tiroide a produrre ormoni tiroidei
-
l’ormone luteinizzante (LH) che stimola l’ovaio od il
testicolo a produrre ormoni sessuali
-
FSH che regola la fertilità inducendo l’ovulazione nella
donna e la spermatogenesi nell’uomo
L’ipofisi diviene iperfunzionante in circa un sesto dei
pazienti affetti da M.E.N. 1. Molto spesso l’espressione di
questo iperfunzionamento si manifesta con un piccolo tumore
benigno che secerne un eccessivo quantitativo di prolattina
(Prolattinoma). L’eccesso di Prolattina può causare una
inappropriata secrezione di latte (galattorrea) o può
causare infertilità.
Trattamento dei Prolattinomi:
Gran parte dei prolattinomi sono di piccole dimensioni.
Un trattamento medico molto efficace è costituito dalla
somministrazione per via orale di un farmaco chiamato
Bromocriptina, od in casi selezionati di Cabergolina. Negli
adenomi di grandi dimensioni od in quelli che non rispondono
bene al trattamento farmacologico può rendersi necessario
l’intervento chirurgico.
Aspetti più rari
della M.E.N. tipo 1
Più
raramente nel Pancreas possono svilupparsi tumori che
secernono ormoni diversi dalla gastrina. Ad esempio gli
Insulinomi secernono un eccesso di insulina, causando un
rilevante calo degli zuccheri nel sangue (Ipoglicemia). I
tumori che secernono Glucagone o Somatostatina possono
causare Diabete e l’eccesso di VIP può causare una diarrea
acquosa.
Altri
quadri meno frequenti si possono manifestare a livello
ipofisario, come adenomi secernenti ACTH, che stimola le
ghiandole surrenali a produrre Cortisolo in eccesso. Una
eccessiva produzione di GH può causare una crescita ossea
eccessiva o una modificazione delle caratteristiche del
volto e delle estremità. (Acromegalia)
Un
altro aspetto relativamente infrequente ma di grande
importanza è costituito dalla possibile comparsa di un
tumore endocrino conosciuto come carcinoide. In generale il
trattamento di questi tipi di tumori è chirurgico. Nel caso
particolare del carcinoide del timo, estremamente
pericoloso, è consigliabile effettuare una asportazione
preventiva dei residui del Timo, dopo la pubertà,
possibilmente contemporaneamente all’asportazione delle
paratiroidi.
I tumori
associati alla M.E.N. tipo 1 sono maligni ?
Le
ghiandole endocrine interessate dalla M.E.N. tipo 1 possono
essere sede di tumori benigni che generalmente non
presentano nessun segno di malignità. I tumori benigni
possono talvolta interferire con la normale funzione o
comprimere i tessuti circostanti, ma non invadono o si
diffondono ad altre parti del corpo.
Un
esempio può essere costituito dal già citato Prolattinoma
che crescendo può comprimere i tessuti circostanti,
danneggiando la parte normale dell’ipofisi o dei nervi
ottici, che permettono la visione. La diminuzione della
vista può costituire, a volte, il primo segno della presenza
di un adenoma ipofisario.
Un
altro esempio di tumore benigno di frequente riscontro nella
M.E.N. 1 è costituito dal Lipoma un piccolo tumore benigno
che cresce sotto la pelle, che non causa alcun danno e che
può essere rimosso ambulatorialmente.
I
tumori pancreatici tendono ad essere multipli e di piccole
dimensioni e sono nella maggior parte dei casi benigni,
tuttavia in una minore percentuale di casi possono essere
maligni. Per questa ragione è necessario un periodico
screening della regione pancreatica ed un attenta
valutazione dell’atteggiamento terapeutico che può essere
differente nei diversi casi.
Un’eccezione è costituita dal carcinoide del Timo, un tumore
estremamente aggressivo che spesso al momento della diagnosi
risulta già diffuso. Per tale ragione, al momento attuale,
l’unico atteggiamento in grado di eliminare radicalmente
questa pericolosa manifestazione consiste nell’asportazione
preventiva del Timo nei soggetti già riconosciuti affetti da
M.E.N. tipo 1, dopo la pubertà.
La M.E.N.
tipo 1 può essere curata ?
Al
momento attuale non esiste una cura per la M.E.N. 1 in se
stessa, tuttavia molti dei problemi causati dalla M.E.N. 1
possono essere riconosciuti ad uno stadio precoce e
controllati o trattati prima che divengano importanti.
Se vi
è stata diagnosticata una M.E.N. tipo 1 è importante
sottoporsi a periodici controlli presso un medico
endocrinologo perché, come detto, questa sindrome può
coinvolgere diverse ghiandole endocrine e richiedere quindi
sia un adeguato trattamento delle ghiandole coinvolte sia
una valutazione periodica dell'assetto endocrino generale
anche ai fini di un eventuale trattamento farmacologico
sostitutivo o soppressivo.
La M.E.N. 1
si manifesta sempre allo stesso modo?
Sebbene la M.E.N. 1, come già esposto, presenti delle
caratteristiche peculiari, esiste una notevole variabilità
nelle modalità di manifestarsi tra un individuo ed un altro.
Le manifestazioni possono così essere differenti non solo
tra una famiglia e l’altra (ad es. una maggior frequenza di
adenomi ipofisari), ma anche tra individui diversi della
stessa famiglia.
Inoltre anche l’età delle prime manifestazioni può variare
in maniera rilevante tra un individuo ed un altro.
Come si
diagnostica la M.E.N. 1 ?
Il
gene responsabile della M.E.N. 1 è stato recentemente
identificato. Ciò renderà possibile nei prossimi anni
mettere a punto un test in grado di predire con certezza ed
in tempi relativamente brevi se un individuo a rischio abbia
ereditato o meno il gene. In attesa di questo test, con
tecniche di biologia molecolare è oggi possibile, se è
disponibile un adeguato numero di soggetti della stessa
famiglia, stabilire con buona approssimazione se un
individuo abbia ereditato alcuni geni tra i quali anche
quello responsabile della M.E.N. 1.
Contemporaneamente allo screening genetico, non sempre
possibile, i soggetti a rischio (ad esempio figli, fratelli
o sorelle di un soggetto affetto, che hanno il 50% di
possibilità di ereditare il gene) devono sottoporsi ad uno
screening ormonale, biochimico e radiologico che comprende
diversi dosaggi tra i quali il dosaggio del Paratormone,
della Calcemia e della Fosforemia che permettono di
identificare precocemente la manifestazione più frequente
della M.E.N. 1 (come detto l’Iperparatiroidismo). I
controlli devono essere periodici in quanto la negatività
di un risultato non esclude la possibilità che un individuo
possa in seguito sviluppare quella manifestazione.
Chi deve
sottoporsi allo screening per la M.E.N. 1, e perché?
La
M.E.N. tipo 1 non è una malattia infettiva o contagiosa, né
è causata da fattori ambientali. E’ una malattia genetica
che può essere ereditata solo dai figli. Le modalità di
trasmissione sono ben conosciute, ed i familiari a rischio
possono facilmente essere identificati. Per questa ragione i
soggetti a rischio devono essere sottoposti allo screening
descritto in precedenza. I test biochimici, radiologici ed
ormonali possono identificare le manifestazioni della
sindrome anni prima che si manifestino le complicazioni.
Inoltre permettono un trattamento preventivo di alcune
manifestazioni potenzialmente pericolose riducendo le
possibilità che la M.E.N. 1 possa in seguito causare
problemi seri.
Ogni
individuo possiede milioni di geni in ciascuna delle proprie
cellule, che determinano il funzionamento delle cellule
stesse e dell’intero organismo. Nei pazienti affetti dalla
M.E.N. 1 esiste una mutazione, cioè un errore, in un gene.
Il gene della M.E.N. 1 viene trasmesso direttamente ai figli
da un genitore portatore del gene. Le possibilità che un
figlio di un soggetto portatore del gene della M.E.N. 1
erediti quel gene sono del 50%.
Le
persone che devono sottoporsi allo screening sono i parenti
di primo grado (genitori, fratelli, sorelle e figli) di
soggetti affetti. Sebbene il gene anomalo sia presente prima
della nascita, tende a manifestarsi in diverse età ed in
differenti organi. Un portatore “silente” è un soggetto che
possiede il gene ma non ha ancora manifestato nessun
disordine ormonale. Uno screening periodico va preso in
considerazione anche nei soggetti in cui il familiare più
prossimo è un parente di secondo grado (nonno/a, zio/a) se
esiste ragione di pensare che il genitore possa essere un
portatore “silente”.
Quando e con
che frequenza va eseguito lo screening ?
Nella
maggioranza dei casi la prima manifestazione della M.E.N. 1
è costituita dall’iperparatiroidismo, che tende a
manifestarsi dopo i quindici anni. Non esiste un’età in cui
i test di screening possano essere sospesi, anche se è
improbabile che la M.E.N. 1 si manifesti per la prima volta
dopo i 50 anni. Sono tuttavia possibili manifestazioni più
precoci o più tardive. Le indagini di screening andrebbero
eseguite ogni anno.
Una persona
affetta da M.E.N. 1 dovrebbe evitare di avere figli ?
La
scelta, da parte di una persona affetta da M.E.N. tipo 1, di
avere figli o meno può essere molto difficile. Nessuno può
prendere questa decisione per un altro, tuttavia sono qui di
seguito riassunti alcuni importanti aspetti:
- Un
uomo o una donna affetti da M.E.N. 1 hanno il 50% di
possibilità per ciascuna
gravidanza di avere un figlio affetto da M.E.N. 1. Al
momento attuale non esiste la possibilità di diagnosticare
la M.E.N. tipo 1 prima della nascita, anche se questo sarà
probabilmente possibile nei prossimi 5 anni
- La
M.E.N. 1 tende a manifestarsi in maniera differente da una
famiglia all’altra e da un membro all’altro della stessa
famiglia. In particolare le manifestazioni in uno dei due
genitori non possono rendere possibile predire la severità
delle manifestazioni nei figli.
-
La M.E.N. 1 non dà nella maggior parte dei casi segni di sé
sino all’età adulta. Il trattamento richiede controlli
costanti e può richiedere notevole impegno e spese da parte
della famiglia, ma la malattia generalmente non impedisce
una vita adulta attiva e normale.
-
Gli
adenomi secernenti Prolattina (Prolattinomi) possono ridurre
la fertilità in un uomo o in una donna e rendere difficile
il concepimento. L’ iperparatiroidismo in una donna in
gravidanza può aumentare il rischio di complicazioni per la
madre e per il figlio.
Altre informazioni:
La
maggior parte delle pubblicazioni sulla M.E.N. tipo 1 che
possono essere trovate nelle riviste internazionali,
disponibili presso le biblioteche delle principali
università sono in lingua inglese, tra queste si segnalano:
Brandi ML, Marx SJ , Aurbach GD and Fitzpatrick LA:
“Familial Multiple Endocrine Neoplasia Type 1: A new look at
pathophysiology”. Endocrine Reviews, Vol 8, 1987, pag 391404
Skogseid et al: “Multiple Endocrine Neoplasia Type 1.
Clinical feature and screening”. Endocrinol Metab Clin of
North America 1994, Vol. 23, March

Cosa è la
Neoplasia Endocrina Multipla di tipo 2?
La
Neoplasia Endocrina Multipla di tipo 2 (MEN 2) è un
disordine ereditario che induce la formazione di neoplasie
in alcune ghiandole endocrine, la tiroide, le ghiandole
surrenali e le paratiroidi, con carcinoma midollare della
tiroide (CMT), feocromocitomi (FEO) e adenomi delle
paratiroidi. Questa malattia genetica è abbastanza rara e si
presenta con una prevalenza di 1-10 persone ogni 100.000,
con un rapporto maschio/femmina circa di 1:1. La
trasmissione ereditaria è di tipo autosomico dominante e
pertanto, per un soggetto affetto, esiste il 50% di
possibilità di trasmettere ai propri figli il difetto
genetico. Le alterazioni patologiche di una ghiandola
endocrina possono portare fondamentalmente a 2 diversi tipi
di manifestazione clinica: sindromi legate alla presenza
della massa tumorale di per sè e sindromi da eccesso di
produzione ormonale. Spesso questi disturbi sono fra loro
combinati (massa tumorale di una ghiandola endocrina con
iperincrezione ormonale). Nella MEN 2 la presenza di
iperfunzione contemporanea di più ghiandole endocrine può
rendere complicata (ma tipica) la sindrome clinica
risultante. La malattia comunque non colpisce altre parti
del corpo oltre le 3 ghiandole descritte e un individuo
affetto da questo disordine genetico è normale da ogni altro
punto di vista.
|
PRIVATE
CLASSIFICAZIONE DEI FENOTIPI MEN 2* |
|
MEN2A |
FAMIGLIE CON CMT, FEO E/O IPERPARATIROIDISMO |
|
MEN2A (1) |
FAMIGLIE CON CMT, FEO E IPERPARATIROIDISMO |
|
MEN2A (2) |
FAMIGLIE CON CMT E FEO IN ALMENO 1 INDIVIDUO MA
EVIDENZE CLINICHE PER L'ASSENZA Dl
IPERPARATIROIDISMO IN TUTTI GLI AFFETTI E GLI
INDIVIDUI A RISCHIO |
|
MEN2A (3) |
FAMIGLIE CON CMT E IPERPARATIROIDISMO IN ALMENO l
INDIVIDUO MA EVIDENZE CLINICHE PER L'ASSENZA Dl FEO
IN TUTTI GLI AFFETTI E GLI INDIVIDUI A RISCHIO |
|
MEN2B |
FAMIGLIE CON CMT, CON O SENZA FEO, CON ANOMALIE
CLINICHE (HABITUS MARFANOIDE, NEUROMI MUCOSI E
ALTRO), SOLITAMENTE SENZA IPERPARATIROIDISMO |
|
FMTC |
FAMIGLIE CON ALMENO 4 AFFETTI ED EVIDENZE CLINICHE
PER L ASSENZA Dl FEO E IPERPARATIROIDISMO IN TUTTI I
SOGGETTI A RISCHIO |
|
*
Consorzio Internazionale delle Mutazioni RET |
In che maniera
sono coinvolte le diverse ghiandole endocrine in caso di MEN
2?
Tiroide
La
tiroide è la ghiandola più frequentemente e più precocemente
interessata in questa sindrome. La tiroide è composta da 2
lobi, che si avvolgono intorno alla trachea, al di sotto del
pomo di Adamo. La tiroide secerne 2 diversi tipi di sostanze
ormonali: gli ormoni tiroidei (T4, T3) che sono coinvolti
nel metabolismo dell'individuo e la calcitonina (CT) che
partecipa al metabolismo del calcio.
PRIVATE
"TYPE=PICT;ALT=Tessuti Endocrini piu' frequentemente
interessati nella MEN II"
Da un
punto di vista istologico, la ghiandola tiroide è composta
da 2 diversi tipi di cellule: le cellule principali o
follicolari (che sono deputate a sintetizzare la T3 e la T4)
e le cellule parafollicolari, cellule C, che secernono la
CT. Entrambi questi 2 diversi tipi cellulari possono andare
incontro a trasformazione tumorale, ma, nella MEN 2, sono
coinvolte soltanto le cellule C. La CT ha un importante
ruolo di regolazione del calcio nei pesci. Nell'uomo invece
non è ancora stato chiarito il suo ruolo fisiologico; ma
anche quando è secreta in grandi quantità non si riscontrano
alterazioni del metabolismo calcio fosforico. L'unico ruolo
che la CT ha nell'uomo è di potere essere utilizzata come
"marker" tumorale quando si sviluppa un tumore midollare
della tiroide, derivato dalle cellule C. Il CMT è un tumore
tiroideo piuttosto raro (non più del 10% di tutte le
neoplasie tiroidee differenziate) e pub insorgere in modo
sporadico (90%) o familiare (10%), come nella MEN 2.
Midollare
surrenale
La
ghiandola surrenale è composta da 2 diversi tipi di tessuto:
la corteccia che produce gli ormoni steroidei e la parte
midollare (più interna) che produce le catecolamine. La
corteccia surrenalica non è mai coinvolta nella MEN 2, al
contrario della midollare che nel 5~% circa dei soggetti
affetti dà origine a FEO. Poiché le ghiandole surrenaliche
sono 2, il soggetto geneticamente affetto può sviluppare FEO
sia monolateralmente che bilateralmente. La eccessiva
produzione di catecolamine dal FEO induc~e una sindrome
clinica caratterizzata da ipertensione, stabile o
accessionale.
Paratiroidi
Le
ghiandole paratiroidi sono situate, come dice il loro nome,
in prossimità della ghiandola tiroidea. Il loro numero è
comunemente 4, ma può variare. Le paratiroidi secernono il
paratormone (PTH) che è il principale regolatore del calcio
circolante, modulando il riassorbimento del calcio dall'osso
e dal tessuto renale. Anche le paratiroidi, come le altre
ghiandole prima descritte, possono andare incontro a una
ipersecrezione ormonale, con con~eguente aumento del calcio
nel sangue (ipercalcemia) ed eccessiva disponibilità dello
stesso nei tessuti periferici. La ipercalcemia si manifesta
con aspetti clinici diversi (da forme inapparenti o frustre
può arrivare a stati di coma ipercalcemico). Nel soggetto
geneticamente affetto da MEN 2, le ghiandole paratiroidee
possono ammalarsi (non frequentemente, solo nel 10-15% degli
affetti), iniziando così a iperfunzionare e aumentando di
volume (iperplasia diffusa).
Come si
presenta la MEN 2?
A
seconda dei diversi tessuti coinvolti, la MEN 2 è stata
suddivisa in 3 principali sottogruppi: MEN 2A, MEN 2B e
carcinoma midollare tiroideo familiare (FMTC). La MEN 2A è
caratterizzata dalla presenza di CMT (nel 95% dei casi),
associato nel 50% circa dei casi a FEO e iperplasia delle
paratiroidi nel 10-15% dei casi. Nella MEN 2B, CMT e FEO si
presentano con la stessa prevalenza di quella riportata per
la MEN 2A, ma si manifestano insieme ad importanti e
facilmente riconoscibili anomalie del fenotipo del paziente
(habitus marfanoide, ganglioneuromatosi del tratto
intestinale, neuromi delle mucose). In caso di FMTC, il CMT
è l'unica patologia presente in tutti i pazienti affetti. In
un piccolo numero di famiglie con MEN 2A, alcuni pazienti
possono presentare l'associazione con la malattia di
Hirschsprung (HSCR), una malformazione congenita
caratterizzata da assenza dei plessi mucosi e mioenterici
del tratto gastrointestinale, o con lichen amiloidotico
cutaneo (LAC). La penetranza della MEN 2A è completa, anche
se il grado di espressività varia da soggetto a soggetto e
diversamente per le varie patologie. Infatti, mentre i
soggetti geneticamente affetti manifestano il CMT entro le
prime 3 decadi di vita nel 95% dei casi, il FEO e
l'iperparatiroidismo si possono manifestare con espressività
variabile anche all'interno della stessa famiglia. Qualche
volta il FEO può manifestarsi soltanto in alcuni familiari e
non in altri, pur appartenenti alla stessa famiglia. In
genere il fenotipo della MEN 2B si manifesta molto
precocemente (fino dall'epoca infantile); con un decorso
molto aggressivo. Normalmente in questa forma non si
riscontra l'iperparatiroidismo. La presenza di HSCR o di LAC
non pare modificare l'aggressività clinica della malattia.
Una famiglia viene identificata come MEN 2A o MEN 2B quando
almeno 1 individuo tra i collaterali affetti presenta le
lesioni tipiche associate, mentre, si può parlare di FMTC
solo quando in almeno 4 individui della famiglia sia
presente il CMT isolato.
Che cosa causa
la MEN 2?
Negli
ultimi anni è stato scoperto che specifiche mutazioni
puntiformi del proto-oncogene c-RET, situato nella regione
pericentromerica (q11.2) del cromosoma 10, sono responsabili
di MEN 2 e FMTC. Queste mutazioni del proto-oncogene RET
sono alla base della abnorme crescita delle cellule C
intratiroidee, delle cellule della midollare surrenale e
delle cellule paratiroidee e, eventualmente, dello sviluppo
del tumore, dopo una fase di iperplasia cellulare.
I tumori
associati alla MEN 2 sono neoplasie maligne?
La
formazione di un tumore è legata ad alterazioni del DNA
cellulare. Queste variazioni possono essere ereditarie
(forme familiari) o possono verificarsi spontaneamente
(forme sporadiche). Come è stato precedentemente descritto
per la MEN 1, i tumori maligni delle ghiandole endocrine
sono quelli che, oltre alla eventuale sindrome da
ipersecrezione ormonale, possono comprimere ed invadere i
tessuti circostanti al tumore e produrre ripetizioni
(metastasi) tumorali a distanza. Si dicono benigni invece
quei tumori che, pur determinando una sindrome da
ipersecrezione ormonale, sono in grado di produrre solo
effetti compressivi meccanici sui tessuti senza invasione
tissutale né metastasi. Questo criterio non comprende
l'importante dato che anche la ipersecrezione orr~onale può
essere clinicamente maligna (cioè mortale) come nel caso del
FEO, qualora non venga riconosciuta e curata adeguatamente.
L'iperparatiroidismo è in genere associato a tumori benigni
delle paratiroidi curabili chirurgicamente. Le principali
cause di morte nella sindrome MEN 2 sono il CMT e il FEO per
due diverse condizioni. Nel caso del CMT l'evoluzione
clinica è molto precoce e dopo una fase di iperplasia
cellulare C diffusa intratiroidea (che si osserva già nei
primissimi anni di vita del soggetto), si possono esprimere
microfocolai di CMT intratiroidei, e, fatto ancora più
grave, micrometastasi linfoghiandolari anche in bambini di
solo 6 anni. Le metastasi possono condurre a morte il
paziente. Nel FEO, che è generalmente istologicamente
benigno (96%), la patologia può ugualmente essere fatale per
il paziente a causa della grave sindrome endocrina
ipertensiva da ipersecrezione di catecolamine. Normalmente
il FEO si esprime molto più tardivamente (seconda-terza
decade di vita).
La MEN 2 può
essere curata?
La
migliore terapia dovrebbe essere quella genetica, cioè
correggere la tara genetica che ciascun affetto dimostra. Al
momento ciò non è possibile, anche se si possono prevedere
importanti sviluppi futuri. Quindi si deve pensare a curare
le singole alterazioni clinicamente riscontrate nei
pazienti, al momento in cui si presentano. In realtà questo
concetto riguarda, oggi, praticamente solo i cosiddetti
"casi indice", cioè il primo individuo in cui, in quella
famiglia, viene fatta la diagnosi clinica di MEN 2. Infatti,
con la identificazione precoce dei soggetti portatori della
mutazione del gene RET, resa possibile dai test genetici
disponibili in laboratori specializzati, si può oggi attuare
soprattutto una opera clinica di "prevenzione" o di
riconoscimento precocissimo di minimi indizi clinici e/o
biochimici, in modo da prendere immediate decisioni
terapeutiche. E quindi importante che il soggetto con la
tara genetica sia seguito, fino dalla più tenera età, con
opportuni test clinici per individuare quella che viene
definita la "conversione" verso ogni minima alterazione. Sia
la prevenzione che la cura del CMT è la asportazione
dell'organo malato, con tiroidectomia totale, accompagnata
da asportazione dei linfonodi pretracheali, da attuare il
più precocemente possibile, per il riscontro, come detto
prima, di ripetizioni a distanza anche in bambini in età
prescolare. Da un punto di vista clinico, la tiroidectomia
totale non è gravata da particolari complicanze, se attuata
in Centri di alta specializzazione dopo aver escluso la
presenza di FEO. La tiroidectomia totale non comporta, per
il paziente, problemi per la sua vita futura, essendo
disponibile l'ormone tiroideo chimicamente puro, che,
assunto con regolarità e nelle dosi adeguate, permette di
mantenere il paziente in perfetto equilibrio metabolico. La
carenza di CT non provoca nessuna alterazione nel
metabolismo del calcio o dello scheletro. Anche in caso di
gravidanza questa cura sostitutiva con ormone tiroideo non
crea alcun problema nè per la madre (che anzi deve prendere
un dosaggio di ormoni tiroidei lievemente superiore a quello
abituale), nè per il nascituro. La cura chirurgica del FEO
prevede la asportazione in toto della ghiandola surrenale
malata. La correzione della carenza ormonale surrenalica è
necessaria soltanto quando viene effettuata l'asportazione
bilaterale delle due ghiandole malate e riguarda la carenza
degli ormoni steroidei prodotti dalla corticale surrenale.
mentre non si evidenzia una sindrome clinica da deficit di
catecolamine. La surrenalectomia può esser fatta con taglio
addominale (via chirurgica tradizionale) o per via
laparoscopica (cioè con chirurgia mini-invasiva);
sicuramente, questa seconda tecnica è da preferire per il
paziente, che in pochissimi giorni di degenza (2-3) ha la
possibilità di un completo recupero. Tuttavia, in rare
occasioni, esistono difficoltà che rendono necessaria la via
chirurgica tradizionale. Un problema clinico che si incontra
abitualmente è decidere sulla necessità di una mono o
bi-surrenalectomia. Alcuni clinici ritengono che,
trattandosi di una malattia genetica, una volta fatta la
diagnosi di FEO in una surrene, entrambe le ghiandole
dovrebbero essere rimosse, perché è molto probabile, che in
un tempo relativamente breve un FEO si sviluppi anche nella
altra ghiandola. Oggi, tuttavia, la maggioranza dei clinici
ritengono che si debba attendere che la seconda surrene
sviluppi il tumore, prima di fare la surrenalectomia
bilaterale, per migliorare la qualità di vita del paziente
ed evitare un trattamento farmacologico sostitutivo che
richiede un monitoraggio frequente, soprattutto nei casi di
stress.
Come viene
fatta oggi la diagnosi di MEN 2?
Oggi,
insieme alla disponibilità dei test clinici usuali, si ha la
possibilità di individuare un soggetto portatore di
mutazione del gene RET con il 100% di accuratezza mediante
un test genetico. Normalmente però il primo sospetto parte
dal dato clinico in un paziente affetto da una malattia come
CMT o FEO o iperparatiroidismo. Nel caso della MEN 2B, il
sospetto clinico dovrebbe essere posto già nella primissima
infanzia per la presenza del tipico fenotipo. Nella MEN 2A e
in FMCT il riscontro di CMT in più membri dello stesso
gruppo familiare, e/o di iperplasia diffusa delle cellule C
intratiroidee insieme a foci multipli di CMT, e/o di
contemporanea presenza nello stesso paziente di CMT e FEO,
e/o la presenza di CLA insieme a CMT orientano verso il
sospetto di alterazione genetica.
Il
sospetto diagnostico legittima lo studio nel paziente di
mutazioni di RET: in oltre il 95% dei pazienti in presenza
di una sindrome MEN2 si rivela una mutazione puntiforme di
RET, mentre nel restante 5% si deve passare a uno studio
genetico molto più sofisticato (sequenziazione dell'intero
gene). In questi rari pazienti e famiglie, ove non è
possibile individuare subito il problema genetico, si può
effettuare un'analisi di linkage ed identificare i portatori
del difetto oppure passare all'esecuzione di test clinici
(test di pentagastrina per CMT e catecolamine urinarieper
FEO) che permettono di individuare biochimicamente gli altri
eventuali familiari affetti. Nel caso in cui la mutazione
viene individuata si deve passare allo studio biochimico e
clinico del soggetto, previa adeguata informazione del
paziente. Per la diagnostica genetica è necessario
effettuare un prelievo di un singolo campione di sangue (che
comunque dovrebbe essere ripetuto in un secondo momento, per
escludere la possibilità di errori legati al campionamento).
L'importanza dell'identificazione genetica dei soggetti
portatori all'interno di una famiglia è sottolineata da 2
diversi fatti: prima di tutto i soggetti identificati come
portatori saranno avviati alle necessarie procedure
diagnostiche e terapeutiche senza ulteriori indugi e,
viceversa, quelli dichiarati esenti dalla alterazione del
RET, potranno essere esclusi da qualsiasi indagine clinica o
procedura terapeutica.
Un paziente con
MEN 2 può avere figli?
Il
presupposto fondamentale è che questa delicata scelta deve
spettare soltanto e esclusivamente al paziente. Infatti,
come è già stato detto, la MEN 2 è una malattia genetica,
cioè legata ad informazioni specifiche (ed errate!) del gene
che causa la malattia. I geni sono sostanze chimiche (DNA)
situate all'interno della cellula, che inducono la cellula
stessa a fare operazioni specifiche (sintesi di specifiche
proteine, etc...). I geni e le informazioni genetiche sono
trasmessi dai genitori ai figli. Un bambino nato da un
genitore con MEN 2 ha il 50% di probabilità di avere il gene
alterato che produce la sindrome clinica.
Sia i
figli maschi che le femmine hanno la stessa probabilità.
1195% dei figli portatori del gene alterato, in un qualsiasi
momento della loro vita, ha la possibilità di sviluppare uno
o più dei tumori che sono associati con la MEN 2.
Presupposto che nessuno può prendere tale decisione in vece
dell'interessato, si possono soltanto elencare alcune realtà
importanti che possono far riflettere ed essere di aiuto nel
prendere tale decisione.
· un uomo o una donna affetti da MEN 2A o
FMTC si trovano ad ogni gravidanza di fronte ad un rischio
del 50% di avere un figlio portatore.
· Ia MEN 2A è una sindrome che può
manifestarsi anche nei bambini ma, se seguita in modo
opportuno, non impedisce di avere una vita adulta attiva e
produttiva.
· il test genetico prenatale è oggi
possibile.

Indirizzi Utili:
Dipartimento di Medicina Interna e Scienze Endocrine e
Metaboliche, via E.Dal Pozzo, Università degli studi di
Perugia, Italia
Ambulatorio di Endocrinologia : tel.075/5783389
Per
informazioni:
Dr.
Piero Ferolla, indirizzo e-mail:
pferolla@tin.it,
tel. 339/4654317
Queste
informazioni sono state liberamente adattate e tradotte in
lingua italiana dal Dr. Piero Ferolla dall’originale scritto
dal Dr. Stephen J. Marx, MD attualmente in uso presso il
National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney
Disease di Bethesda, (USA). Non sono soggette a diritti
d’autore ed i lettori sono anzi incoraggiati a fotocopiarli
o a distribuirli alle persone che possano essere
interessate.
 |