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"La
ricerca
è
il
motore
del
progresso
in
campo
biomedico
e
purtroppo
l'Italia
non
brilla
nel
confronto
con
gli
altri
paesi
Europei
e
del
Nord
America
in
questo
specifico
ambito.
Secondo
gli
ultimi
dati
disponibili
l'Italia
è
all'ultimo
posto
per
quanto
riguarda
la
percentuale
del
prodotto
interno
lordo
investito
nella
ricerca.
Di
chi
la
colpa
di
tutto
ciò?
Indubbiamente
sia
lo
Stato
e
sia
le
industrie
farmaceutiche
hanno
le
loro
responsabilità.
Da
parte
dello
stato
questo
problema
non
viene
considerato
prioritario
per
gli
interessi
del
paese.
Inoltre,
la
politica
finora
attuata
di
distribuire
"a
pioggia"
e
senza
alcuna
graduatoria
di
merito
i
pochi
finanziamenti
disponibili
rende
a
volte
quasi
ridicola
la
cifra
che
viene
messa
a
disposizione
dei
centri
di
ricerca
in
grado
di
svolgere
un'attività
che
sia
competitiva
con
quella
degli
altri
paesi.
I
vincoli
della
burocrazia
inoltre
rendono
disponibili
i
fondi
erogati
spesso
con
molto
ritardo,
che
viene
quasi
vanificata
la
possibilità
di
una
loro
pronta
e
tempestiva
utilizzazione.
Le
industrie
farmaceutiche
orientano
invece
la
loro
politica
di
investimento
in
funzione
del
potenziale
mercato
di
un
farmaco,
per
cui
accade
molto
spesso
che
interi
settori
della
medicina
vengano
trascurati
solo
perchè
ci
si
trova
di
fronte
a
malattie
rare
o
di
scarso
impatto
sociale
ed
emotivo.
Di
qui
l'importanza
di
poter
disporre
di
fonti
di
finanziamento
alternative...
la
strada
dell'attivazione
dal
basso,
da
parte
dei
cittadini,
e
della
loro
mobilitazione
verso
obiettivi
specifici
è
senz'altro
vincente
ed
integra,
e
in
alcuni
casi
sostituisce
del
tutto
le
altre
modalità
di
finanziamento
della
ricerca..."
Perugia,
li
20.12.2000
Dott.
L.
Scionti
DIMISEM
Monteluce
-
Perugia
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