|
Che
cos’è
la
M.E.N.1
?:
E’
una
malattia
ereditaria
che
coinvolge
le
ghiandole
endocrine.
Viene
anche
chiamata
adenomatosi
endocrina
multipla
o
sindrome
di
Wermer
dal
nome
del
primo
medico
che
la
descrisse.
E’
piuttosto
rara,
tra
3
e
20
casi
ogni
100.000
ab.
Interessa
entrambi
i
sessi
in
egual
misura,
senza
mostrare
particolari
distribuzioni
geografiche,
razziali
od
etniche.
Le
ghiandole
endocrine
si
differenziano
dagli
altri
organi
per
la
capacità
di
rilasciare
ormoni
nel
circolo
ematico.
Gli
ormoni
sono
sostanze
chimiche
dotate
di
molteplici
azioni,
che
circolano
nel
sangue,
regolando
le
funzioni
di
vari
organi.
In
condizioni
normali
gli
ormoni
rilasciati
dalle
ghiandole
endocrine
sono
finemente
regolati
in
base
alle
necessità
dell’organismo.
Nella
M.E.N.
1,
specifiche
ghiandole
endocrine,
come
le
paratiroidi
tendono
ad
essere
iperfunzionanti.
Inoltre
nei
soggetti
affetti
da
questa
sindrome
molto
spesso
più
di
una
ghiandola
endocrina
diviene
iperattiva
(ad
es.
paratiroidi,
ipofisi
e
pancreas
endocrino),
in
maniera
estremamente
variabile
da
un
individuo
all’altro.
Quali
ghiandole
sono
coinvolte
nella
M.E.N.
1
?:
Le
ghiandole
paratiroidi
Le
ghiandole
paratiroidi
sono
le
ghiandole
endocrine
più
frequentemente
coinvolte.
L’individuo
normale
possiede
quattro
ghiandole
paratiroidi,
che
sono
poste
in
prossimità
della
ghiandola
tiroide,
nella
parte
anteriore
del
collo.
Le
paratiroidi
rilasciano
un
ormone
chiamato
Paratormone
che
permette
di
mantenere
un
livello
adeguato
di
calcio
nel
sangue,
nelle
ossa
e
nelle
urine.
Nella
M.E.N.
tipo
1
tutte
e
quattro
le
paratiroidi
tendono
ad
essere
ipefunzionanti.
Le
ghiandole
iperattive
secernono
paratormone
in
eccesso,
causando
un
aumento
dei
livelli
di
calcio
nel
sangue
(IPERcalcemia).
L’ipercalcemia
può
essere
presente
da
anni
prima
di
essere
scoperta
casualmente
o
nel
corso
di
uno
screening
familiare.
L’ipercalcemia
non
riconosciuta
può
causare
un
eccesso
di
calcio
nelle
urine,
portando
a
calcolosi
urinaria
o
a
danni
renali.
Quasi
tutti
i
soggetti
che
ereditano
il
gene
della
M.E.N.
1
sviluppano
l’iperparatiroidismo.
L’iperparatiroidismo
può
causare
problemi
come
stanchezza,
debolezza,
dolori
muscolari
od
ossei,
stipsi,
problemi
digestivi,
calcoli
renali
o
osteoporosi.
Trattamento.
Il
trattamento
usuale
consiste
in
un
intervento
chirurgico
di
rimozione
delle
ghiandole
paratiroidi.
I
soggetti
operati
dovranno
in
seguito
assumere
dei
supplementi
di
calcio
e
vitamina
D
per
via
orale,
per
prevenire
l’IPOcalcemia
(ridotti
livelli
di
calcio
nel
sangue).
Il
Pancreas
Endocrino
Il
Pancreas,
situato
in
gran
parte
dietro
lo
stomaco,
rilascia
succhi
digestivi
nel
lume
intestinale
(pancreas
esocrino)
e
secerne
degli
ormoni
di
grande
importanza
nel
torrente
circolatorio
(pancreas
endocrino).
Alcuni
ormoni
prodotti
dalle
cellule
delle
insule
pancreatiche
ed
i
loro
effetti
sono
qui
elencati:
-
la
Gastrina
incrementa
l’acidità
dei
succhi
gastrici
-
l’Insulina
riduce
i
livelli
di
zucchero
(glicemia)
nel
sangue
-
il
Glucagone
incrementa
i
livelli
di
zucchero
nel
sangue
-
Il
VIP
(peptide
vasoattivo
intestinale)
ha
un’azione
di
stimolo
su
molte
cellule
-
La
Somatostatina
ha
un’azione
inibitoria
su
molte
cellule
Un
problema
frequente
nella
M.E.N
tipo
1
è
la
tendenza
del
pancreas
a
sviluppare
uno
o
più
tumori
delle
cellule
del
pancreas
endocrino
che
producono
grandi
quantità
di
Gastrina.
La
Gastrina
è
un
ormone
che
è
presente
normalmente
nel
sangue
e
regola
la
secrezione
di
acido
da
parte
dello
stomaco
importante
per
i
processi
digestivi.
In
caso
di
secrezione
eccessiva
di
Gastrina,
l’incrementata
secrezione
di
acido
da
parte
dello
stomaco
porta
alla
formazione
di
gravi
ulcere.
Può
essere
presente
inoltre
una
diarrea
di
notevole
entità.
Questi
tumori
secernenti
gastrina
sono
detti
Gastrinomi
e
rappresentano
circa
un
terzo
dei
tumori
pancreatici
nei
pazienti
affetti
da
M.E.N.
tipo
1.
(La
presenza
di
questa
condizione
morbosa
viene
detta
Sindrome
di
Zollinger-Ellison).
Le
ulcere
presenti
in
questa
condizione
sono
molto
più
pericolose
rispetto
alle
ulcere
peptiche
comuni
e
se
non
curate
queste
possono
causare
importanti
complicanze
dal
sanguinamento
sino
alla
perforazione
dello
stomaco
o
del
duodeno,
complicanza
associata
tuttora
con
un’elevata
mortalità.
Trattamento
dei
Gastrinomi:
I
gastrinomi
associati
con
la
M.E.N.
tipo1
sono
spesso
difficilmente
trattabili
con
un
intervento
chirurgico
a
causa
della
difficoltà
di
rimuovere
completamente
i
tumori
secernenti
gastrina
senza
sottoporre
il
paziente
ad
operazioni
estese,
gravate
da
importanti
rischi
operatori.
Nel
passato
il
trattamento
consisteva
nell’asportazione
dello
stomaco,
tuttavia
sono
attualmente
disponibili
dei
potenti
inibitori
della
secrezione
acida
dello
stomaco
che
si
sono
dimostrati
efficaci
nella
grande
maggioranza
dei
casi
nel
controllare
la
sindrome
di
Zollinger-Ellison.
La
ghiandola
Ipofisaria
L’Ipofisi
è
una
piccola
ghiandola
situata
all’incirca
dietro
la
radice
del
naso.
Sebbene
di
piccole
dimensioni
produce
numerosi
ormoni
che
regolano
alcune
funzioni
basilari
dell’organismo.
I
principali
ormoni
ipofisari
e
le
loro
funzioni
sono:
-
la
Prolattina
che
controlla
la
produzione
di
latte
materno
ed
influenza
la
fertilità
-
l’ormone
della
crescita
(GH)
che
regola
la
crescita,
specialmente
durante
l’adolescenza
-
l’ACTH
che
stimola
le
ghiandole
surrenali
a
produrre
cortisolo
-
il
TSH
che
stimola
la
tiroide
a
produrre
ormoni
tiroidei
-
l’ormone
luteinizzante
(LH)
che
stimola
l’ovaio
od
il
testicolo
a
produrre
ormoni
sessuali
-
FSH
che
regola
la
fertilità
inducendo
l’ovulazione
nella
donna
e
la
spermatogenesi
nell’uomo
L’ipofisi
diviene
iperfunzionante
in
circa
un
sesto
dei
pazienti
affetti
da
M.E.N.
1.
Molto
spesso
l’espressione
di
questo
iperfunzionamento
si
manifesta
con
un
piccolo
tumore
benigno
che
secerne
un
eccessivo
quantitativo
di
prolattina
(Prolattinoma).
L’eccesso
di
Prolattina
può
causare
una
inappropriata
secrezione
di
latte
(galattorrea)
o
può
causare
infertilità.
Trattamento
dei
Prolattinomi:
Gran
parte
dei
prolattinomi
sono
di
piccole
dimensioni.
Un
trattamento
medico
molto
efficace
è
costituito
dalla
somministrazione
per
via
orale
di
un
farmaco
chiamato
Bromocriptina,
od
in
casi
selezionati
di
Cabergolina.
Negli
adenomi
di
grandi
dimensioni
od
in
quelli
che
non
rispondono
bene
al
trattamento
farmacologico
può
rendersi
necessario
l’intervento
chirurgico.
Aspetti
più
rari
della
M.E.N.
tipo
1
Più
raramente
nel
Pancreas
possono
svilupparsi
tumori
che
secernono
ormoni
diversi
dalla
gastrina.
Ad
esempio
gli
Insulinomi
secernono
un
eccesso
di
insulina,
causando
un
rilevante
calo
degli
zuccheri
nel
sangue
(Ipoglicemia).
I
tumori
che
secernono
Glucagone
o
Somatostatina
possono
causare
Diabete
e
l’eccesso
di
VIP
può
causare
una
diarrea
acquosa.
Altri
quadri
meno
frequenti
si
possono
manifestare
a
livello
ipofisario,
come
adenomi
secernenti
ACTH,
che
stimola
le
ghiandole
surrenali
a
produrre
Cortisolo
in
eccesso.
Una
eccessiva
produzione
di
GH
può
causare
una
crescita
ossea
eccessiva
o
una
modificazione
delle
caratteristiche
del
volto
e
delle
estremità.
(Acromegalia)
Un
altro
aspetto
relativamente
infrequente
ma
di
grande
importanza
è
costituito
dalla
possibile
comparsa
di
un
tumore
endocrino
conosciuto
come
carcinoide.
In
generale
il
trattamento
di
questi
tipi
di
tumori
è
chirurgico.
Nel
caso
particolare
del
carcinoide
del
timo,
estremamente
pericoloso,
è
consigliabile
effettuare
una
asportazione
preventiva
dei
residui
del
Timo,
dopo
la
pubertà,
possibilmente
contemporaneamente
all’asportazione
delle
paratiroidi.
I
tumori
associati
alla
M.E.N.
tipo
1
sono
maligni
?
Le
ghiandole
endocrine
interessate
dalla
M.E.N.
tipo
1
possono
essere
sede
di
tumori
benigni
che
generalmente
non
presentano
nessun
segno
di
malignità.
I
tumori
benigni
possono
talvolta
interferire
con
la
normale
funzione
o
comprimere
i
tessuti
circostanti,
ma
non
invadono
o
si
diffondono
ad
altre
parti
del
corpo.
Un
esempio
può
essere
costituito
dal
già
citato
Prolattinoma
che
crescendo
può
comprimere
i
tessuti
circostanti,
danneggiando
la
parte
normale
dell’ipofisi
o
dei
nervi
ottici,
che
permettono
la
visione.
La
diminuzione
della
vista
può
costituire,
a
volte,
il
primo
segno
della
presenza
di
un
adenoma
ipofisario.
Un
altro
esempio
di
tumore
benigno
di
frequente
riscontro
nella
M.E.N.
1
è
costituito
dal
Lipoma
un
piccolo
tumore
benigno
che
cresce
sotto
la
pelle,
che
non
causa
alcun
danno
e
che
può
essere
rimosso
ambulatorialmente.
I
tumori
pancreatici
tendono
ad
essere
multipli
e
di
piccole
dimensioni
e
sono
nella
maggior
parte
dei
casi
benigni,
tuttavia
in
una
minore
percentuale
di
casi
possono
essere
maligni.
Per
questa
ragione
è
necessario
un
periodico
screening
della
regione
pancreatica
ed
un
attenta
valutazione
dell’atteggiamento
terapeutico
che
può
essere
differente
nei
diversi
casi.
Un’eccezione
è
costituita
dal
carcinoide
del
Timo,
un
tumore
estremamente
aggressivo
che
spesso
al
momento
della
diagnosi
risulta
già
diffuso.
Per
tale
ragione,
al
momento
attuale,
l’unico
atteggiamento
in
grado
di
eliminare
radicalmente
questa
pericolosa
manifestazione
consiste
nell’asportazione
preventiva
del
Timo
nei
soggetti
già
riconosciuti
affetti
da
M.E.N.
tipo
1,
dopo
la
pubertà.
La
M.E.N.
tipo
1
può
essere
curata
?
Al
momento
attuale
non
esiste
una
cura
per
la
M.E.N.
1
in
se
stessa,
tuttavia
molti
dei
problemi
causati
dalla
M.E.N.
1
possono
essere
riconosciuti
ad
uno
stadio
precoce
e
controllati
o
trattati
prima
che
divengano
importanti.
Se
vi
è
stata
diagnosticata
una
M.E.N.
tipo
1
è
importante
sottoporsi
a
periodici
controlli
presso
un
medico
endocrinologo
perché,
come
detto,
questa
sindrome
può
coinvolgere
diverse
ghiandole
endocrine
e
richiedere
quindi
sia
un
adeguato
trattamento
delle
ghiandole
coinvolte
sia
una
valutazione
periodica
dell'assetto
endocrino
generale
anche
ai
fini
di
un
eventuale
trattamento
farmacologico
sostitutivo
o
soppressivo.
La
M.E.N.
1
si
manifesta
sempre
allo
stesso
modo?
Sebbene
la
M.E.N.
1,
come
già
esposto,
presenti
delle
caratteristiche
peculiari,
esiste
una
notevole
variabilità
nelle
modalità
di
manifestarsi
tra
un
individuo
ed
un
altro.
Le
manifestazioni
possono
così
essere
differenti
non
solo
tra
una
famiglia
e
l’altra
(ad
es.
una
maggior
frequenza
di
adenomi
ipofisari),
ma
anche
tra
individui
diversi
della
stessa
famiglia.
Inoltre
anche
l’età
delle
prime
manifestazioni
può
variare
in
maniera
rilevante
tra
un
individuo
ed
un
altro.
Come
si
diagnostica
la
M.E.N.
1
?
Il
gene
responsabile
della
M.E.N.
1
è
stato
recentemente
identificato.
Ciò
renderà
possibile
nei
prossimi
anni
mettere
a
punto
un
test
in
grado
di
predire
con
certezza
ed
in
tempi
relativamente
brevi
se
un
individuo
a
rischio
abbia
ereditato
o
meno
il
gene.
In
attesa
di
questo
test,
con
tecniche
di
biologia
molecolare
è
oggi
possibile,
se
è
disponibile
un
adeguato
numero
di
soggetti
della
stessa
famiglia,
stabilire
con
buona
approssimazione
se
un
individuo
abbia
ereditato
alcuni
geni
tra
i
quali
anche
quello
responsabile
della
M.E.N.
1.
Contemporaneamente
allo
screening
genetico,
non
sempre
possibile,
i
soggetti
a
rischio
(ad
esempio
figli,
fratelli
o
sorelle
di
un
soggetto
affetto,
che
hanno
il
50%
di
possibilità
di
ereditare
il
gene)
devono
sottoporsi
ad
uno
screening
ormonale,
biochimico
e
radiologico
che
comprende
diversi
dosaggi
tra
i
quali
il
dosaggio
del
Paratormone,
della
Calcemia
e
della
Fosforemia
che
permettono
di
identificare
precocemente
la
manifestazione
più
frequente
della
M.E.N.
1
(come
detto
l’Iperparatiroidismo).
I
controlli
devono
essere
periodici
in
quanto
la
negatività
di
un
risultato
non
esclude
la
possibilità
che
un
individuo
possa
in
seguito
sviluppare
quella
manifestazione.
Chi
deve
sottoporsi
allo
screening
per
la
M.E.N.
1,
e
perché?
La
M.E.N.
tipo
1
non
è
una
malattia
infettiva
o
contagiosa,
né
è
causata
da
fattori
ambientali.
E’
una
malattia
genetica
che
può
essere
ereditata
solo
dai
figli.
Le
modalità
di
trasmissione
sono
ben
conosciute,
ed
i
familiari
a
rischio
possono
facilmente
essere
identificati.
Per
questa
ragione
i
soggetti
a
rischio
devono
essere
sottoposti
allo
screening
descritto
in
precedenza.
I
test
biochimici,
radiologici
ed
ormonali
possono
identificare
le
manifestazioni
della
sindrome
anni
prima
che
si
manifestino
le
complicazioni.
Inoltre
permettono
un
trattamento
preventivo
di
alcune
manifestazioni
potenzialmente
pericolose
riducendo
le
possibilità
che
la
M.E.N.
1
possa
in
seguito
causare
problemi
seri.
Ogni
individuo
possiede
milioni
di
geni
in
ciascuna
delle
proprie
cellule,
che
determinano
il
funzionamento
delle
cellule
stesse
e
dell’intero
organismo.
Nei
pazienti
affetti
dalla
M.E.N.
1
esiste
una
mutazione,
cioè
un
errore,
in
un
gene.
Il
gene
della
M.E.N.
1
viene
trasmesso
direttamente
ai
figli
da
un
genitore
portatore
del
gene.
Le
possibilità
che
un
figlio
di
un
soggetto
portatore
del
gene
della
M.E.N.
1
erediti
quel
gene
sono
del
50%.
Le
persone
che
devono
sottoporsi
allo
screening
sono
i
parenti
di
primo
grado
(genitori,
fratelli,
sorelle
e
figli)
di
soggetti
affetti.
Sebbene
il
gene
anomalo
sia
presente
prima
della
nascita,
tende
a
manifestarsi
in
diverse
età
ed
in
differenti
organi.
Un
portatore
“silente”
è
un
soggetto
che
possiede
il
gene
ma
non
ha
ancora
manifestato
nessun
disordine
ormonale.
Uno
screening
periodico
va
preso
in
considerazione
anche
nei
soggetti
in
cui
il
familiare
più
prossimo
è
un
parente
di
secondo
grado
(nonno/a,
zio/a)
se
esiste
ragione
di
pensare
che
il
genitore
possa
essere
un
portatore
“silente”.
Quando
e
con
che
frequenza
va
eseguito
lo
screening
?
Nella
maggioranza
dei
casi
la
prima
manifestazione
della
M.E.N.
1
è
costituita
dall’iperparatiroidismo,
che
tende
a
manifestarsi
dopo
i
quindici
anni.
Non
esiste
un’età
in
cui
i
test
di
screening
possano
essere
sospesi,
anche
se
è
improbabile
che
la
M.E.N.
1
si
manifesti
per
la
prima
volta
dopo
i
50
anni.
Sono
tuttavia
possibili
manifestazioni
più
precoci
o
più
tardive.
Le
indagini
di
screening
andrebbero
eseguite
ogni
anno.
Una
persona
affetta
da
M.E.N.
1
dovrebbe
evitare
di
avere
figli
?
La
scelta,
da
parte
di
una
persona
affetta
da
M.E.N.
tipo
1,
di
avere
figli
o
meno
può
essere
molto
difficile.
Nessuno
può
prendere
questa
decisione
per
un
altro,
tuttavia
sono
qui
di
seguito
riassunti
alcuni
importanti
aspetti:
-
Un
uomo
o
una
donna
affetti
da
M.E.N.
1
hanno
il
50%
di
possibilità
per
ciascuna
gravidanza
di
avere
un
figlio
affetto
da
M.E.N.
1.
Al
momento
attuale
non
esiste
la
possibilità
di
diagnosticare
la
M.E.N.
tipo
1
prima
della
nascita,
anche
se
questo
sarà
probabilmente
possibile
nei
prossimi
5
anni
-
La
M.E.N.
1
tende
a
manifestarsi
in
maniera
differente
da
una
famiglia
all’altra
e
da
un
membro
all’altro
della
stessa
famiglia.
In
particolare
le
manifestazioni
in
uno
dei
due
genitori
non
possono
rendere
possibile
predire
la
severità
delle
manifestazioni
nei
figli.
-
La
M.E.N.
1
non
dà
nella
maggior
parte
dei
casi
segni
di
sé
sino
all’età
adulta.
Il
trattamento
richiede
controlli
costanti
e
può
richiedere
notevole
impegno
e
spese
da
parte
della
famiglia,
ma
la
malattia
generalmente
non
impedisce
una
vita
adulta
attiva
e
normale.
-
Gli
adenomi
secernenti
Prolattina
(Prolattinomi)
possono
ridurre
la
fertilità
in
un
uomo
o
in
una
donna
e
rendere
difficile
il
concepimento.
L’
iperparatiroidismo
in
una
donna
in
gravidanza
può
aumentare
il
rischio
di
complicazioni
per
la
madre
e
per
il
figlio.
Altre
informazioni:
La
maggior
parte
delle
pubblicazioni
sulla
M.E.N.
tipo
1
che
possono
essere
trovate
nelle
riviste
internazionali,
disponibili
presso
le
biblioteche
delle
principali
università
sono
in
lingua
inglese,
tra
queste
si
segnalano:
Brandi
ML,
Marx
SJ
,
Aurbach
GD
and
Fitzpatrick
LA:
“Familial
Multiple
Endocrine
Neoplasia
Type
1:
A
new
look
at
pathophysiology”.
Endocrine
Reviews,
Vol
8,
1987,
pag
391404
Skogseid
et
al:
“Multiple
Endocrine
Neoplasia
Type
1.
Clinical
feature
and
screening”.
Endocrinol
Metab
Clin
of
North
America
1994,
Vol.
23,
March

Cosa
è
la
Neoplasia
Endocrina
Multipla
di
tipo
2?
La
Neoplasia
Endocrina
Multipla
di
tipo
2
(MEN
2)
è
un
disordine
ereditario
che
induce
la
formazione
di
neoplasie
in
alcune
ghiandole
endocrine,
la
tiroide,
le
ghiandole
surrenali
e
le
paratiroidi,
con
carcinoma
midollare
della
tiroide
(CMT),
feocromocitomi
(FEO)
e
adenomi
delle
paratiroidi.
Questa
malattia
genetica
è
abbastanza
rara
e
si
presenta
con
una
prevalenza
di
1-10
persone
ogni
100.000,
con
un
rapporto
maschio/femmina
circa
di
1:1.
La
trasmissione
ereditaria
è
di
tipo
autosomico
dominante
e
pertanto,
per
un
soggetto
affetto,
esiste
il
50%
di
possibilità
di
trasmettere
ai
propri
figli
il
difetto
genetico.
Le
alterazioni
patologiche
di
una
ghiandola
endocrina
possono
portare
fondamentalmente
a
2
diversi
tipi
di
manifestazione
clinica:
sindromi
legate
alla
presenza
della
massa
tumorale
di
per
sè
e
sindromi
da
eccesso
di
produzione
ormonale.
Spesso
questi
disturbi
sono
fra
loro
combinati
(massa
tumorale
di
una
ghiandola
endocrina
con
iperincrezione
ormonale).
Nella
MEN
2
la
presenza
di
iperfunzione
contemporanea
di
più
ghiandole
endocrine
può
rendere
complicata
(ma
tipica)
la
sindrome
clinica
risultante.
La
malattia
comunque
non
colpisce
altre
parti
del
corpo
oltre
le
3
ghiandole
descritte
e
un
individuo
affetto
da
questo
disordine
genetico
è
normale
da
ogni
altro
punto
di
vista.
|
CLASSIFICAZIONE
DEI
FENOTIPI
MEN
2*
|
|
MEN2A
|
FAMIGLIE
CON
CMT,
FEO
E/O
IPERPARATIROIDISMO
|
|
MEN2A
(1)
|
FAMIGLIE
CON
CMT,
FEO
E
IPERPARATIROIDISMO
|
|
MEN2A
(2)
|
FAMIGLIE
CON
CMT
E
FEO
IN
ALMENO
1
INDIVIDUO
MA
EVIDENZE
CLINICHE
PER
L'ASSENZA
Dl
IPERPARATIROIDISMO
IN
TUTTI
GLI
AFFETTI
E
GLI
INDIVIDUI
A
RISCHIO
|
|
MEN2A
(3)
|
FAMIGLIE
CON
CMT
E
IPERPARATIROIDISMO
IN
ALMENO
l
INDIVIDUO
MA
EVIDENZE
CLINICHE
PER
L'ASSENZA
Dl
FEO
IN
TUTTI
GLI
AFFETTI
E
GLI
INDIVIDUI
A
RISCHIO
|
|
MEN2B
|
FAMIGLIE
CON
CMT,
CON
O
SENZA
FEO,
CON
ANOMALIE
CLINICHE
(HABITUS
MARFANOIDE,
NEUROMI
MUCOSI
E
ALTRO),
SOLITAMENTE
SENZA
IPERPARATIROIDISMO
|
|
FMTC
|
FAMIGLIE
CON
ALMENO
4
AFFETTI
ED
EVIDENZE
CLINICHE
PER
L
ASSENZA
Dl
FEO
E
IPERPARATIROIDISMO
IN
TUTTI
I
SOGGETTI
A
RISCHIO
|
|
*
Consorzio
Internazionale
delle
Mutazioni
RET
|
In
che
maniera
sono
coinvolte
le
diverse
ghiandole
endocrine
in
caso
di
MEN
2?
Tiroide
La
tiroide
è
la
ghiandola
più
frequentemente
e
più
precocemente
interessata
in
questa
sindrome.
La
tiroide
è
composta
da
2
lobi,
che
si
avvolgono
intorno
alla
trachea,
al
di
sotto
del
pomo
di
Adamo.
La
tiroide
secerne
2
diversi
tipi
di
sostanze
ormonali:
gli
ormoni
tiroidei
(T4,
T3)
che
sono
coinvolti
nel
metabolismo
dell'individuo
e
la
calcitonina
(CT)
che
partecipa
al
metabolismo
del
calcio.
Da
un
punto
di
vista
istologico,
la
ghiandola
tiroide
è
composta
da
2
diversi
tipi
di
cellule:
le
cellule
principali
o
follicolari
(che
sono
deputate
a
sintetizzare
la
T3
e
la
T4)
e
le
cellule
parafollicolari,
cellule
C,
che
secernono
la
CT.
Entrambi
questi
2
diversi
tipi
cellulari
possono
andare
incontro
a
trasformazione
tumorale,
ma,
nella
MEN
2,
sono
coinvolte
soltanto
le
cellule
C.
La
CT
ha
un
importante
ruolo
di
regolazione
del
calcio
nei
pesci.
Nell'uomo
invece
non
è
ancora
stato
chiarito
il
suo
ruolo
fisiologico;
ma
anche
quando
è
secreta
in
grandi
quantità
non
si
riscontrano
alterazioni
del
metabolismo
calcio
fosforico.
L'unico
ruolo
che
la
CT
ha
nell'uomo
è
di
potere
essere
utilizzata
come
"marker"
tumorale
quando
si
sviluppa
un
tumore
midollare
della
tiroide,
derivato
dalle
cellule
C.
Il
CMT
è
un
tumore
tiroideo
piuttosto
raro
(non
più
del
10%
di
tutte
le
neoplasie
tiroidee
differenziate)
e
pub
insorgere
in
modo
sporadico
(90%)
o
familiare
(10%),
come
nella
MEN
2.
Midollare
surrenale
La
ghiandola
surrenale
è
composta
da
2
diversi
tipi
di
tessuto:
la
corteccia
che
produce
gli
ormoni
steroidei
e
la
parte
midollare
(più
interna)
che
produce
le
catecolamine.
La
corteccia
surrenalica
non
è
mai
coinvolta
nella
MEN
2,
al
contrario
della
midollare
che
nel
5~%
circa
dei
soggetti
affetti
dà
origine
a
FEO.
Poiché
le
ghiandole
surrenaliche
sono
2,
il
soggetto
geneticamente
affetto
può
sviluppare
FEO
sia
monolateralmente
che
bilateralmente.
La
eccessiva
produzione
di
catecolamine
dal
FEO
induc~e
una
sindrome
clinica
caratterizzata
da
ipertensione,
stabile
o
accessionale.
Paratiroidi
Le
ghiandole
paratiroidi
sono
situate,
come
dice
il
loro
nome,
in
prossimità
della
ghiandola
tiroidea.
Il
loro
numero
è
comunemente
4,
ma
può
variare.
Le
paratiroidi
secernono
il
paratormone
(PTH)
che
è
il
principale
regolatore
del
calcio
circolante,
modulando
il
riassorbimento
del
calcio
dall'osso
e
dal
tessuto
renale.
Anche
le
paratiroidi,
come
le
altre
ghiandole
prima
descritte,
possono
andare
incontro
a
una
ipersecrezione
ormonale,
con
con~eguente
aumento
del
calcio
nel
sangue
(ipercalcemia)
ed
eccessiva
disponibilità
dello
stesso
nei
tessuti
periferici.
La
ipercalcemia
si
manifesta
con
aspetti
clinici
diversi
(da
forme
inapparenti
o
frustre
può
arrivare
a
stati
di
coma
ipercalcemico).
Nel
soggetto
geneticamente
affetto
da
MEN
2,
le
ghiandole
paratiroidee
possono
ammalarsi
(non
frequentemente,
solo
nel
10-15%
degli
affetti),
iniziando
così
a
iperfunzionare
e
aumentando
di
volume
(iperplasia
diffusa).
Come
si
presenta
la
MEN
2?
A
seconda
dei
diversi
tessuti
coinvolti,
la
MEN
2
è
stata
suddivisa
in
3
principali
sottogruppi:
MEN
2A,
MEN
2B
e
carcinoma
midollare
tiroideo
familiare
(FMTC).
La
MEN
2A
è
caratterizzata
dalla
presenza
di
CMT
(nel
95%
dei
casi),
associato
nel
50%
circa
dei
casi
a
FEO
e
iperplasia
delle
paratiroidi
nel
10-15%
dei
casi.
Nella
MEN
2B,
CMT
e
FEO
si
presentano
con
la
stessa
prevalenza
di
quella
riportata
per
la
MEN
2A,
ma
si
manifestano
insieme
ad
importanti
e
facilmente
riconoscibili
anomalie
del
fenotipo
del
paziente
(habitus
marfanoide,
ganglioneuromatosi
del
tratto
intestinale,
neuromi
delle
mucose).
In
caso
di
FMTC,
il
CMT
è
l'unica
patologia
presente
in
tutti
i
pazienti
affetti.
In
un
piccolo
numero
di
famiglie
con
MEN
2A,
alcuni
pazienti
possono
presentare
l'associazione
con
la
malattia
di
Hirschsprung
(HSCR),
una
malformazione
congenita
caratterizzata
da
assenza
dei
plessi
mucosi
e
mioenterici
del
tratto
gastrointestinale,
o
con
lichen
amiloidotico
cutaneo
(LAC).
La
penetranza
della
MEN
2A
è
completa,
anche
se
il
grado
di
espressività
varia
da
soggetto
a
soggetto
e
diversamente
per
le
varie
patologie.
Infatti,
mentre
i
soggetti
geneticamente
affetti
manifestano
il
CMT
entro
le
prime
3
decadi
di
vita
nel
95%
dei
casi,
il
FEO
e
l'iperparatiroidismo
si
possono
manifestare
con
espressività
variabile
anche
all'interno
della
stessa
famiglia.
Qualche
volta
il
FEO
può
manifestarsi
soltanto
in
alcuni
familiari
e
non
in
altri,
pur
appartenenti
alla
stessa
famiglia.
In
genere
il
fenotipo
della
MEN
2B
si
manifesta
molto
precocemente
(fino
dall'epoca
infantile);
con
un
decorso
molto
aggressivo.
Normalmente
in
questa
forma
non
si
riscontra
l'iperparatiroidismo.
La
presenza
di
HSCR
o
di
LAC
non
pare
modificare
l'aggressività
clinica
della
malattia.
Una
famiglia
viene
identificata
come
MEN
2A
o
MEN
2B
quando
almeno
1
individuo
tra
i
collaterali
affetti
presenta
le
lesioni
tipiche
associate,
mentre,
si
può
parlare
di
FMTC
solo
quando
in
almeno
4
individui
della
famiglia
sia
presente
il
CMT
isolato.
Che
cosa
causa
la
MEN
2?
Negli
ultimi
anni
è
stato
scoperto
che
specifiche
mutazioni
puntiformi
del
proto-oncogene
c-RET,
situato
nella
regione
pericentromerica
(q11.2)
del
cromosoma
10,
sono
responsabili
di
MEN
2
e
FMTC.
Queste
mutazioni
del
proto-oncogene
RET
sono
alla
base
della
abnorme
crescita
delle
cellule
C
intratiroidee,
delle
cellule
della
midollare
surrenale
e
delle
cellule
paratiroidee
e,
eventualmente,
dello
sviluppo
del
tumore,
dopo
una
fase
di
iperplasia
cellulare.
I
tumori
associati
alla
MEN
2
sono
neoplasie
maligne?
La
formazione
di
un
tumore
è
legata
ad
alterazioni
del
DNA
cellulare.
Queste
variazioni
possono
essere
ereditarie
(forme
familiari)
o
possono
verificarsi
spontaneamente
(forme
sporadiche).
Come
è
stato
precedentemente
descritto
per
la
MEN
1,
i
tumori
maligni
delle
ghiandole
endocrine
sono
quelli
che,
oltre
alla
eventuale
sindrome
da
ipersecrezione
ormonale,
possono
comprimere
ed
invadere
i
tessuti
circostanti
al
tumore
e
produrre
ripetizioni
(metastasi)
tumorali
a
distanza.
Si
dicono
benigni
invece
quei
tumori
che,
pur
determinando
una
sindrome
da
ipersecrezione
ormonale,
sono
in
grado
di
produrre
solo
effetti
compressivi
meccanici
sui
tessuti
senza
invasione
tissutale
né
metastasi.
Questo
criterio
non
comprende
l'importante
dato
che
anche
la
ipersecrezione
orr~onale
può
essere
clinicamente
maligna
(cioè
mortale)
come
nel
caso
del
FEO,
qualora
non
venga
riconosciuta
e
curata
adeguatamente.
L'iperparatiroidismo
è
in
genere
associato
a
tumori
benigni
delle
paratiroidi
curabili
chirurgicamente.
Le
principali
cause
di
morte
nella
sindrome
MEN
2
sono
il
CMT
e
il
FEO
per
due
diverse
condizioni.
Nel
caso
del
CMT
l'evoluzione
clinica
è
molto
precoce
e
dopo
una
fase
di
iperplasia
cellulare
C
diffusa
intratiroidea
(che
si
osserva
già
nei
primissimi
anni
di
vita
del
soggetto),
si
possono
esprimere
microfocolai
di
CMT
intratiroidei,
e,
fatto
ancora
più
grave,
micrometastasi
linfoghiandolari
anche
in
bambini
di
solo
6
anni.
Le
metastasi
possono
condurre
a
morte
il
paziente.
Nel
FEO,
che
è
generalmente
istologicamente
benigno
(96%),
la
patologia
può
ugualmente
essere
fatale
per
il
paziente
a
causa
della
grave
sindrome
endocrina
ipertensiva
da
ipersecrezione
di
catecolamine.
Normalmente
il
FEO
si
esprime
molto
più
tardivamente
(seconda-terza
decade
di
vita).
La
MEN
2
può
essere
curata?
La
migliore
terapia
dovrebbe
essere
quella
genetica,
cioè
correggere
la
tara
genetica
che
ciascun
affetto
dimostra.
Al
momento
ciò
non
è
possibile,
anche
se
si
possono
prevedere
importanti
sviluppi
futuri.
Quindi
si
deve
pensare
a
curare
le
singole
alterazioni
clinicamente
riscontrate
nei
pazienti,
al
momento
in
cui
si
presentano.
In
realtà
questo
concetto
riguarda,
oggi,
praticamente
solo
i
cosiddetti
"casi
indice",
cioè
il
primo
individuo
in
cui,
in
quella
famiglia,
viene
fatta
la
diagnosi
clinica
di
MEN
2.
Infatti,
con
la
identificazione
precoce
dei
soggetti
portatori
della
mutazione
del
gene
RET,
resa
possibile
dai
test
genetici
disponibili
in
laboratori
specializzati,
si
può
oggi
attuare
soprattutto
una
opera
clinica
di
"prevenzione"
o
di
riconoscimento
precocissimo
di
minimi
indizi
clinici
e/o
biochimici,
in
modo
da
prendere
immediate
decisioni
terapeutiche.
E
quindi
importante
che
il
soggetto
con
la
tara
genetica
sia
seguito,
fino
dalla
più
tenera
età,
con
opportuni
test
clinici
per
individuare
quella
che
viene
definita
la
"conversione"
verso
ogni
minima
alterazione.
Sia
la
prevenzione
che
la
cura
del
CMT
è
la
asportazione
dell'organo
malato,
con
tiroidectomia
totale,
accompagnata
da
asportazione
dei
linfonodi
pretracheali,
da
attuare
il
più
precocemente
possibile,
per
il
riscontro,
come
detto
prima,
di
ripetizioni
a
distanza
anche
in
bambini
in
età
prescolare.
Da
un
punto
di
vista
clinico,
la
tiroidectomia
totale
non
è
gravata
da
particolari
complicanze,
se
attuata
in
Centri
di
alta
specializzazione
dopo
aver
escluso
la
presenza
di
FEO.
La
tiroidectomia
totale
non
comporta,
per
il
paziente,
problemi
per
la
sua
vita
futura,
essendo
disponibile
l'ormone
tiroideo
chimicamente
puro,
che,
assunto
con
regolarità
e
nelle
dosi
adeguate,
permette
di
mantenere
il
paziente
in
perfetto
equilibrio
metabolico.
La
carenza
di
CT
non
provoca
nessuna
alterazione
nel
metabolismo
del
calcio
o
dello
scheletro.
Anche
in
caso
di
gravidanza
questa
cura
sostitutiva
con
ormone
tiroideo
non
crea
alcun
problema
nè
per
la
madre
(che
anzi
deve
prendere
un
dosaggio
di
ormoni
tiroidei
lievemente
superiore
a
quello
abituale),
nè
per
il
nascituro.
La
cura
chirurgica
del
FEO
prevede
la
asportazione
in
toto
della
ghiandola
surrenale
malata.
La
correzione
della
carenza
ormonale
surrenalica
è
necessaria
soltanto
quando
viene
effettuata
l'asportazione
bilaterale
delle
due
ghiandole
malate
e
riguarda
la
carenza
degli
ormoni
steroidei
prodotti
dalla
corticale
surrenale.
mentre
non
si
evidenzia
una
sindrome
clinica
da
deficit
di
catecolamine.
La
surrenalectomia
può
esser
fatta
con
taglio
addominale
(via
chirurgica
tradizionale)
o
per
via
laparoscopica
(cioè
con
chirurgia
mini-invasiva);
sicuramente,
questa
seconda
tecnica
è
da
preferire
per
il
paziente,
che
in
pochissimi
giorni
di
degenza
(2-3)
ha
la
possibilità
di
un
completo
recupero.
Tuttavia,
in
rare
occasioni,
esistono
difficoltà
che
rendono
necessaria
la
via
chirurgica
tradizionale.
Un
problema
clinico
che
si
incontra
abitualmente
è
decidere
sulla
necessità
di
una
mono
o
bi-surrenalectomia.
Alcuni
clinici
ritengono
che,
trattandosi
di
una
malattia
genetica,
una
volta
fatta
la
diagnosi
di
FEO
in
una
surrene,
entrambe
le
ghiandole
dovrebbero
essere
rimosse,
perché
è
molto
probabile,
che
in
un
tempo
relativamente
breve
un
FEO
si
sviluppi
anche
nella
altra
ghiandola.
Oggi,
tuttavia,
la
maggioranza
dei
clinici
ritengono
che
si
debba
attendere
che
la
seconda
surrene
sviluppi
il
tumore,
prima
di
fare
la
surrenalectomia
bilaterale,
per
migliorare
la
qualità
di
vita
del
paziente
ed
evitare
un
trattamento
farmacologico
sostitutivo
che
richiede
un
monitoraggio
frequente,
soprattutto
nei
casi
di
stress.
Come
viene
fatta
oggi
la
diagnosi
di
MEN
2?
Oggi,
insieme
alla
disponibilità
dei
test
clinici
usuali,
si
ha
la
possibilità
di
individuare
un
soggetto
portatore
di
mutazione
del
gene
RET
con
il
100%
di
accuratezza
mediante
un
test
genetico.
Normalmente
però
il
primo
sospetto
parte
dal
dato
clinico
in
un
paziente
affetto
da
una
malattia
come
CMT
o
FEO
o
iperparatiroidismo.
Nel
caso
della
MEN
2B,
il
sospetto
clinico
dovrebbe
essere
posto
già
nella
primissima
infanzia
per
la
presenza
del
tipico
fenotipo.
Nella
MEN
2A
e
in
FMCT
il
riscontro
di
CMT
in
più
membri
dello
stesso
gruppo
familiare,
e/o
di
iperplasia
diffusa
delle
cellule
C
intratiroidee
insieme
a
foci
multipli
di
CMT,
e/o
di
contemporanea
presenza
nello
stesso
paziente
di
CMT
e
FEO,
e/o
la
presenza
di
CLA
insieme
a
CMT
orientano
verso
il
sospetto
di
alterazione
genetica.
Il
sospetto
diagnostico
legittima
lo
studio
nel
paziente
di
mutazioni
di
RET:
in
oltre
il
95%
dei
pazienti
in
presenza
di
una
sindrome
MEN2
si
rivela
una
mutazione
puntiforme
di
RET,
mentre
nel
restante
5%
si
deve
passare
a
uno
studio
genetico
molto
più
sofisticato
(sequenziazione
dell'intero
gene).
In
questi
rari
pazienti
e
famiglie,
ove
non
è
possibile
individuare
subito
il
problema
genetico,
si
può
effettuare
un'analisi
di
linkage
ed
identificare
i
portatori
del
difetto
oppure
passare
all'esecuzione
di
test
clinici
(test
di
pentagastrina
per
CMT
e
catecolamine
urinarieper
FEO)
che
permettono
di
individuare
biochimicamente
gli
altri
eventuali
familiari
affetti.
Nel
caso
in
cui
la
mutazione
viene
individuata
si
deve
passare
allo
studio
biochimico
e
clinico
del
soggetto,
previa
adeguata
informazione
del
paziente.
Per
la
diagnostica
genetica
è
necessario
effettuare
un
prelievo
di
un
singolo
campione
di
sangue
(che
comunque
dovrebbe
essere
ripetuto
in
un
secondo
momento,
per
escludere
la
possibilità
di
errori
legati
al
campionamento).
L'importanza
dell'identificazione
genetica
dei
soggetti
portatori
all'interno
di
una
famiglia
è
sottolineata
da
2
diversi
fatti:
prima
di
tutto
i
soggetti
identificati
come
portatori
saranno
avviati
alle
necessarie
procedure
diagnostiche
e
terapeutiche
senza
ulteriori
indugi
e,
viceversa,
quelli
dichiarati
esenti
dalla
alterazione
del
RET,
potranno
essere
esclusi
da
qualsiasi
indagine
clinica
o
procedura
terapeutica.
Un
paziente
con
MEN
2
può
avere
figli?
Il
presupposto
fondamentale
è
che
questa
delicata
scelta
deve
spettare
soltanto
e
esclusivamente
al
paziente.
Infatti,
come
è
già
stato
detto,
la
MEN
2
è
una
malattia
genetica,
cioè
legata
ad
informazioni
specifiche
(ed
errate!)
del
gene
che
causa
la
malattia.
I
geni
sono
sostanze
chimiche
(DNA)
situate
all'interno
della
cellula,
che
inducono
la
cellula
stessa
a
fare
operazioni
specifiche
(sintesi
di
specifiche
proteine,
etc...).
I
geni
e
le
informazioni
genetiche
sono
trasmessi
dai
genitori
ai
figli.
Un
bambino
nato
da
un
genitore
con
MEN
2
ha
il
50%
di
probabilità
di
avere
il
gene
alterato
che
produce
la
sindrome
clinica.
Sia
i
figli
maschi
che
le
femmine
hanno
la
stessa
probabilità.
1195%
dei
figli
portatori
del
gene
alterato,
in
un
qualsiasi
momento
della
loro
vita,
ha
la
possibilità
di
sviluppare
uno
o
più
dei
tumori
che
sono
associati
con
la
MEN
2.
Presupposto
che
nessuno
può
prendere
tale
decisione
in
vece
dell'interessato,
si
possono
soltanto
elencare
alcune
realtà
importanti
che
possono
far
riflettere
ed
essere
di
aiuto
nel
prendere
tale
decisione.
·
un
uomo
o
una
donna
affetti
da
MEN
2A
o
FMTC
si
trovano
ad
ogni
gravidanza
di
fronte
ad
un
rischio
del
50%
di
avere
un
figlio
portatore.
·
Ia
MEN
2A
è
una
sindrome
che
può
manifestarsi
anche
nei
bambini
ma,
se
seguita
in
modo
opportuno,
non
impedisce
di
avere
una
vita
adulta
attiva
e
produttiva.
·
il
test
genetico
prenatale
è
oggi
possibile.
Indirizzi
Utili:
Dipartimento
di
Medicina
Interna
e
Scienze
Endocrine
e
Metaboliche,
via
E.Dal
Pozzo,
Università
degli
studi
di
Perugia,
Italia
Ambulatorio
di
Endocrinologia
:
tel.075/5783389
Per
informazioni:
Dr.
Piero
Ferolla,
indirizzo
e-mail:
pferolla@tin.it,
tel.
339/4654317
Queste
informazioni
sono
state
liberamente
adattate
e
tradotte
in
lingua
italiana
dal
Dr.
Piero
Ferolla
dall’originale
scritto
dal
Dr.
Stephen
J.
Marx,
MD
attualmente
in
uso
presso
il
National
Institute
of
Diabetes
and
Digestive
and
Kidney
Disease
di
Bethesda,
(USA).
Non
sono
soggette
a
diritti
d’autore
ed
i
lettori
sono
anzi
incoraggiati
a
fotocopiarli
o
a
distribuirli
alle
persone
che
possano
essere
interessate.
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